Breve bibliografia

X.-Ruota-della-Fortuna_TarotII.-Papessa_Tarot

La manualistica sui Tarocchi, sui loro significati e il loro uso è sconfinata; basta andare in una qualsiasi libreria medio grande per trovare numerosi testi che trattano l’argomento. Ovviamente c’è molta ridondanza e tanto materiale decisamente suprefluo o non all’altezza; l’importante non è leggere quanti più libri sui Tarocchi, ma “quelli giusti”: la personale convinzione di chi scrive, poi, è che sia necessario, una volta letto qualcosa per cominciare a farsi un’idea sull’argomento, il confronto con un maestro che, con vive parole, ci accompagni sulla strada che abbiamo deciso di percorrere. Nei libri c’è molto, ma non c’è tutto, e un corso, purché fatto da qualcuno competente e serio, è il passo necessario da compiere per chi è davvero interessato. Ci sono testi storici dei quali non è questa la sede adatta per parlarne; gli scritti di Eliphas Levi, di Papus, di Rider Waite, più tardi di Paul Marteau o Joseph Maxwell, sono capisaldi della tarologia, ma sono anche libri difficili, ostici, dove i tarocchi vengono inseriti in discorsi esoterici di vasto respiro e che francamente credo che respingerebbero il neofita. Tutto sommato, è meglio rimandare il confronto con queste “eminenze grige” a un secondo momento, quando già si è cominciato a padroneggiare un po’ la materia e si ha desiderio di inquadrare il tutto in un discorso storico di più ampia portata. Personalmente tra questi classici il più attuale credo ancora che sia “I Tarocchi” di Oswald Wirth: anche qui siamo di fronte a un’opera enorme ardua da affrontare, ma molti spunti e riflessioni credo che siano tuttora davvero validi, sapendo filtrare un po’ la mole di informazioni che l’autore riversa nel libro. Il mio ingresso nel mondo degli Arcani, dietro consiglio della titolare di una libreria esoterica, è stato con “Il linguaggio segreto dei Tarocchi” di Laura Tuan: siamo certamente nell’ambito di una “cartomanzia” di impostazione tradizionale, ma la grande competenza dell’autrice è utile per cominciare a capire davvero la struttura e la composizione del mazzo, i significati principali delle carte, le connessioni tra Tarocchi, numerologia, astrologia ecc. Le Edizioni Mediterranee hanno pubblicato molto materiale sulle carte, e sfogliare testi come “La Magia dei Tarocchi” di Donato Piantanida offre sempre l’occasione di imbattersi in nozioni interessanti e utili: se posso dare un consiglio, più che intestardisi a assimilare dalla prima all’ultima pagina questi manuali, è meglio leggere le introduzioni, le parti di carattere generale, e poi consultando l’indice tornare di tanto in tanto sui testi per affrontare separatamente e non in ordine gli argomenti proposti. Ma, come dicevo, ci si può perdere nel mare della manualsitica dedicata, così voglio ora citare l’opera che, a me come a molti altri, ha cambiato radicalmente la visione su questo affascinante mondo: La Via dei Tarocchi di Alejandro Jodorowski. E’ davvero un libro monumentale che, partendo dalla personale, ricchissima esperienza dell’autore, ci introduce in tutti gli aspetti fondamentali del Tarot: i vari mazzi, la struttura, l’eccezionale sezione dedicata alla numerologia, il significato di ciascun arcano, gli esempi di possibili approcci di lettura… d’altronde la moderna tarologia ha origine dal lavoro di restauro che lui e Philippe Camoin hanno compiuto sul mazzo settecentesco di Nicolas Conver, dunque è questo, secondo me, l’obbigatorio punto di partenza. Soprattutto nella minuziosa analisi di ciascuna carta si comprende il corretto punto di vista che è necessario avere nel addentrarsi veramente in questa materia: i Tarocchi sono essi stessi un libro, un linguaggio che ci parla attraverso i disegni, i colori, i più piccoli particolari grafici e a questi dobbiamo fare attenzione per cominciare a comprenderne il significato e il messaggio. Anche qui la cautela è un consiglio da dare; la debordante e vulcanica personalità di Jodorowski può confondere e intimorire il lettore: piccole dosi, magari una lettura da fare non nell’ordine proposto dal libro ma per gruppi di argomenti potrebbe essere un buon modo di affronare la massa di informazioni senza venirne travolti! Ovviamente, in quanto frequentatore dei suoi corsi, devo, e con grande rispetto e piacere, citare le opere di Carlo Bozzelli, che sono davvero lo stato dell’arte sui Tarocchi al momento. “Il Codice dei Tarocchi” è, come nel caso di Jodorowski, un’opera che allo stesso tempo introduce e approfondisce e sprattutto rivoluziona l’approccio tradizionalmente utilizzato nell’affronatare le carte: per capire dove sta andando la tarologia nella sua più ampia valenza di “scienza umana” è una lettura fondamentale. Il suo secondo libro, “I Tarocchi. Il Vangelo Segreto” è invece un’opera di più intenso approfondimento esoterico e filosofico, la cui lettura consiglio in uno stadio di consapevolezza già più avanzato, proprio per coglierne l’immensa portata. E tutto questo, in attesa che l’iniziatore della moderna tarologia, Philippe Camoin, decida finalmente di affidare le sue intuizioni e i suoi studi a quel libro organico e compiuto che da tempo tutti noi appassionati stiamo attendendo….

per info e letture: max.arcanonove@gmail.com

La numerologia nei Tarocchi: una particolarità densa di significato

Questo è il primo di una serie di articoli che sto progettando di scrivere a proposito della numerologia nel Tarot, del rapporto quindi tra Arcani e numeri: tale relazione è stretta e la sua importanza è sottolineata dal fatto che i numeri sono ben evidenti nel cartiglio di ciascuna Lama, posizionati in alto e al centro, dunque in massima evidenza (nulla è un caso nel Tarot, è bene ricordarlo!). Come consiglio di lettura, come spesso mi accade, rimando alla “Via dei Tarocchi” di Alejandro Jodorowski, nella cui prima parte è dedicato a tale argomento un ampio e esaustivo capitolo. Oggi voglio far notare un particolare piccolo, che può passare inosservato, ma assai significativo e indicativo della dottrina, della filosofia alla base dei Tarocchi. Osserviamo la seguente serie

I.-Bateleur_TarotII.-Papessa_TarotIII.Imperatrice_TarotIIII.-Imperatore_Tarot

molto semplicemente sono i primi quattro Arcani; se osserviamo i numeri in alto vediamo che sono in sostanza quelli romani: I, II, III e IIII, con la differenza che il quattro non è scritto, come ci aspetteremmo, con il classico IV. Osserviamo altre carte:

VIIII.-Eremita_Tarot XIIII.-Temperanza_Tarot XVIIII.-Sole_Tarot

in tutte sono presenti quattro stanghette verticali: VIIII invece di IX per il nove, XIIII invece di XIV per il quattordici, XVIIII invece di XIX per il diciannove. Cosa significa? Possibile sia solo una leggerezza o un errore dello stampatore? Difficile crederlo, a maggior ragione se pensiamo che questo mazzo, come gli altri Marsigliesi, risale a un epoca, il Settecento, dove la numerazione in stile romano era diffusa e consueta.  Ebbene, anche qui sta nascosto uno degli innumerevoli (centinaia!) codici che veicolano il messaggio segreto e esoterico dei Tarocchi. Se riflettete, scrivere “IV” significa “5-1” o “uno di meno per arrivare a cinque”, scivere “IX” significa “10-1” o “uno di meno per arrivare a dieci” e così via, dunque in pratica si evidenza una mancanza, una differenza per arrivare al numero più grande. Quando invece il Tarot scrive IIII è una sequenza crescente, “progressiva”, così come VIIII, XIIII ecc. Ciò sta a significare appunto che i Tarocchi hanno un senso progressivo, segnano una strada evolutiva di continua aggiunta, mai di sottrazione: l’insegnamento del Tarot è fatto di tappe successive e sempre più elevate, come in una scala. L’arricchimento del sapere e della conoscenza di sé e del mondo che questa dottrina diffonde non può essere mai associato a un’immagine, sia pure un particolare apparentemente insignificante, di diminuzione o difetto. E’ una piccola cosa, ma di enorme portata.

Per un consulto, scrivere a: max.arcanonove@gmail.com