I Tarocchi di Marsiglia

Basta dare un’occhiata alla vetrina di un negozio specializzato per rendersi conto di quanti mazzi di Tarocchi esistano al mondo. Molti hanno la loro ragione di essere solo per motivi commerciali o di curiosità e sono delle libere reinterpretazioni degli Arcani secondo temi specifici: Tarocchi delle Fate, dei fumetti, del Kamasutra, dei gatti ecc ecc; divertenti ma davvero nulla di più. Esistono poi i mazzi creati dai grandi esoteristi e studiosi del passato, come Rider Waite (forse il più famoso e diffuso), Paul Marteau, Wirth, Crowley… A differenza dei Tarocchi commerciali prima citati, questi sono ovviamente il frutto di eccellenza del sapere e delle convinzioni dei loro creatori, ma proprio qui sta, in un certo senso, il loro limite; convinti dall’alto della propria sapienza che il “Tarot” (questo il nome corretto) fosse uno strumento perfettibile, lo hanno modificato e riadattato secondo le loro conoscenze e idee, inserendo o evidenziando di volta in volta elementi di cabala, religione egizia, astrologia… questi sono sì tutti componenti più o meno nascosti degli Arcani, ma nessuno in particolare può caratterizzare in modo univoco i Tarocchi, che hanno proprio nella multiforme ricchezza culturale dei riferimenti a correnti di sapere esoterico e tradizionale antiche la loro caratteristica fondante. Dunque queste rielaborazioni, per quanto acute e per certi versi illuminanti, hanno portato a mazzi anche assai distanti dall’originale, su tutti gli esempi di Crowley

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o Rider Waite, che ha letteralmente reinventato gli Arcani Minori, esplicitando i loro significati nascosti (o quelli che lui riteneva tali) in vere e proprie immagini animate

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Ma qual è il mazzo “originale” dei Tarocchi? Oramai la maggior parte degli studiosi è d’accordo nel considerare il “Tarot de Marseille”, il Tarocco di Marsiglia, l’autentico depositario del sapere trasmesso dagli antichi creatori, quello dove la simbologia esoterica, i codici segreti, in una parola, la “struttura cifrata”, è la più completa e coerente con il messaggio trasmesso dagli stessi Arcani. I mazzi più datati che conosciamo sono della seconda metà del Seicento circa, ma le caratteristiche comuni dimostrano l’esistenza di esemplari più antichi dei quali non abbiamo traccia. Quella dei cartai era una vera e propria corporazione con tanto di permesso regio e presumibilmente all’interno di tale cerchia si tramandavano, con risultati altalenanti a seconda del valore dello stampatore, i segreti noti soltanto agli iniziati. Il mazzo più accurato e completo è quello di Nicolas Conver del 1760 e non a caso è quello che Philippe Camoin e Alejandro Jodorowski hanno preso a modello principale per il celebre e monumentale restauro dei Tarocchi di Marsiglia che è alla base di tutti i moderni mazzi. Attraverso un immenso, filologico lavoro di comparazione anche con altri mazzi, sono così stati recuperati tutti, o quasi, i codici segreti contenuti nei singoli Arcani, svelando elementi che il tempo aveva cancellato, si erano persi per l’usura degli stampi e dei colori o semplicemente per le scelte dei vari stampatori. Ricordiamoci che nei Tarocchi, che si esprimono attraverso un linguaggio ottico, cioè per immagini, nulla è lasciato al caso, e dietro ogni dettaglio, cartiglio o colore si cela un preciso messaggio iniziatico e esoterico. Qui sotto alcuni esempi del mazzo di Conver, come è arrivato fino a noi, comparati con la versione restaurata di Camoin/Jodorowski.

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Un tiraggio secondo i più recenti principi della Tarologia e del Metodo Tradizionale è possibile solo attraverso il Tarot di Marsiglia così restaurato: chi volesse provare la lettura, può contattarmi all’indirizzo e.mail max.arcanonove@gmail.com

Una buona pratica: l’estrazione della carta del giorno

Uno dei primi suggerimenti e esercizi che vengono consigliati a chi comincia a familiarizzare con i Tarocchi è l’estrazione quotidiana di un Arcano Maggiore. La mattina si pesca dal mazzo uno dei 22 arcani e, a fine giornata, lo si riprende per vedere cosa, nel giorno appena trascorso, può avere a che fare con i significati della carta. Potrebbe “predirci” qualcosa che poi verifichiamo essersi avverato, o darci un sugerimento o metterci in guardia su qualcosa (a patto di essere sufficientemente esperti per cogliere il messaggio); o ancora ci potrebbe chiarire il “mood” della giornata, definire lo stato d’animo del periodo e così via. Sforzarsi di comprendere la “risonanza” tra l’arcano e un dato giorno o momento, è la via giusta per rendersi conto di quanto i Tarocchi abbiano a che fare con noi e la nostra vita, interiore e quotidiana, e cosa possono insegnarci. Ecco un esempio molto pratico che mi è capitato proprio oggi. L’estrazione della carta la faccio ogni tanto, non spesso,  stamattina si e è uscito Le pendu (l’appeso); ho riflettuto se fosse un particolare messeggio che aveva a che fare con un mio stato d’animo (per esempio riflessioni che sto facendo, in questo periodo, circa la pratica dei Tarocchi) ma poi è capitato che, un po’ più tardi, ho perduto il portafoglio, credo scivolato dalla giacca che portavo poggiata, sottosopra, sul braccio a causa del caldo. In alcune rappresentazioni della carta (p.e. nei Tarocchi di Wirth, si veda di seguito) il personaggio, che ricordo è un uomo legato e appeso a testa in giù (“sottosopra”) si vedono delle monete che cadono dalla sua giubba, e infatti c’è anche un collegamento con la perdita di denaro, come nel mio caso.

Ecco così che, a aver immaginato il vero significato dell’estrazione, forse avrei evitato di portare la giacca a quel modo, risparmiandomi così la perdita di soldi, documenti, bancomat e anche tanto tempo passato al telefono e dai carabinieri per blocchi e denunce varie. Sono tanti i modi con i quali i Tarocchi ci parlano, non sempre purtroppo siamo abbastanza acuti per capire in tempo….

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Per letture, la prima gratuita e senza limiti di tempo, scrivete a max.arcanonove@gmail.com

Maison Dieu

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Una lettura fatta di recente mi spinge a fare qualche riflessione sul sedicesimo arcano maggiore dei Tarocchi, Maison Dieu, Casa Dio. E’ una carta, conosciuta ai più come Torre, che viene sempre accolta con una certa apprensione dai consultanti, perché la nomea che accompagna tradizionalmente questo arcano non è certo positiva. Si vedano le seguenti immagini, alcune tratte da mazzi molto famosi, come Rider Waite, Wirth, Crowley

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In generale, l’idea alla quale rimandano, il tratto comune, è il concetto di crollo, distruzione, disgrazia o superbia punita, tutti collegati all’associazione con la biblica torre di Babele. Tutto ciò è fuorviante, nei Tarocchi di Marsiglia correttamente interpretati nulla fa pensare a questo. Intanto il nome stesso della carta, che contiene la parola “Dio”: può avere una valenza negativa un rimando alla divinità? Al padre? “Casa Dio” è un luogo di accoglienza, dove sentirsi protetti, non minacciati. La costruzione è integra, la sommità è sfiorata e sollevata dallo sbuffo colorato: è un’apertura, non un crollo. Jodorowski parla di “qualcosa che stava rinchiuso esce all’esterno”. Le monete colorate che piovono dal cielo indicano abbondanza (i mezzi che ci sono messi a disposizione per realizzare un progetto). I mattoni color carne parlano del corpo fisico, la connotazione fallica dell’immagine è connessa alla fertilità; i personaggi sembrano danzare, fare capriole di gioia, più che cadere dall’alto. Da qui una serie di “parole chiave” di valenza completamente diversa dalla negatività, dura a morire, che la carta si porta dietro: gioia, abbondanza (anche economica), opportunità, progetti, utilizzare il proprio talento, la casa (del padre), una costruzione, un tempio, la convivenza, la famiglia, un feto in arrivo, il gioco, la danza…

Ovviamente la carta a rovescio va interpretata in un senso più vicino a quello tradizionale, come orgoglio punito, rifiuto di Dio e dell’abbondanza, crollo o bancarotta, ma insomma, quando questo arcano esce in una lettura al dritto o in soluzione o in chiusura del consulto, non può che essere un segnale o un consiglio costruttivo del quale il consultante deve rallegrarsi e accogliere con gioia e positività.

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